Superman: Godfall | Panini DC Library

Una buona storia che però si perde un po' nel finale. Peccato!

Non sono un fan dell’Azzurrone, e questo chi mi conosce bene lo sa. Ma negli ultimi anni sto cercando di leggere qualche storia in più sull’Uomo d’Acciaio, alcune volte con qualche piacevole sorpresa, altre volte meno.

Questo è uno di quei casi che sta esattamente a metà. Superman: Godfall non convince appieno. Ci sono tante cose che mi sono piaciute, altre che non mi sono piaciute affatto.

La storia di per se è piacevole a tratti anche molto piacevole. Tutto parte da Elseworld (storie alternative all’universo classico) che intriga e ti invoglia a saperne di più. Ci sono tanti tempi di spessore come la segregazione razziale, la fede, le conseguenze di essere un Dio in terra. Poi arriva la svolta, anche quella molto sorprendete. Ma è lo svolgimento della seconda parte della storia (post svolta) che delude. Tutto si svolge troppo in fretta e senza particolare pathos o profondità. Peccato.

Di cosa parla Superman: Godfall

A Kandor, la città in bottiglia, un uomo conduce una vita tranquilla, svolgendo il proprio lavoro di impiegato e dedicandosi alla sua compagna. E fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che quell’uomo… è Clark Kent! Perché Superman non è più a Metropolis, sulla Terra, dove nessuno sa che fine abbia fatto l’Uomo del Domani? La risposta è in Superman: Godfall, un’intramontabile storia dell’Azzurrone divenuta un classico DC degli anni Duemila.

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